Come si suonano le campane ?

Non siamo a conoscenza di come sia nata quest’arte, tuttavia è abbastanza noto dove affondano le sue radici: il suono delle campane serviva per avvisare tutta la comunità di un evento particolare come una festività, un allarme o un lutto. Con il passare del tempo è andato a formarsi una sorta di linguaggio in codice delle suonate: in questo rapporto speciale e non scritto fra campanari e “uditori” tutti conoscevano le norme e i codici. Oggi questa necessità comunicativa è stata soppiantata dai più potenti mezzi di comunicazione, tuttavia ci piace ricordare che è il nostro fondamento, il motivo del nostro natale.

Banchettista

Uno dei maestri banchettisti

Il metodo di suono ordinario secondo la tecnica reggiana conta una sola persona: con una sorta di imbracatura vengono collegate alle mani e ai piedi dell’esecutore tante cordelle quante sono le campane da suonare. Le cordelle sono a loro volta fissate ai battagli, portati a distanza ravvicinata dalla bocca della campana. I movimenti combinati di braccia e piedi consentono al campanaro la percussione dei bronzi che emettono la suonata voluta. Questo sistema, definito comunemente “sbacioccata“, oggi come allora, permette l’eseguibilità di pezzi anche molto complessi da parte di una sola persona. Nel tempo poi si sono moltiplicate svariate elaborazioni aggiuntive che fanno da “marchio” ad ogni singolo maestro campanaro.

Nei momenti di maggiore solennità – e quando la forza lavoro lo permette – si ricorre invece al suono “a distesa“. Tale tecnica prevede che durante l’oscillazione della campana il “battaglio” riceva un’accelerazione dovuta al moto relativo con la stessa; questo determina durante la semi-oscillazione di salita una discrepanza fra le decelerazioni portando all’impatto battente e campana.
In questa particolare tecnica solitamente si assiste ad un vero e proprio gioco di squadra in cui l’intesa è fondamentale:
mentre i tiratori esercitano mediante le corde la forza necessaria per far muovere a slancio le campane (tal volta del peso superiore alla tonnellata), il campanaro a banchetto inframezza i rintocchi della campana maggiore con articolate melodie ricavate dai bronzi minori. La melodia di fondo viene gestita in maniera medesima alla tecnica di “sbacioccata”.
I travaroli (campanari “a trave”) intanto, da una posizione rialzata che coincide più o meno con la sommità del movimento oscillatorio della campana, garantiscono la regolarità del tempo di oscillazione che – un po’ come in uno spartito – detta la metrica dell’esecuzione.
In questa spettacolare tecnica di suono possono essere sospinte a slancio fino a tre campane (le maggiori). Il tempo ha poi voluto il sorgere di molteplici variazioni ai dei pezzi tradizionali.

 

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