Perchè ancora le campane?

Nel suono del tempo la voce dell’eterno

Nel terzo Millennio, perché ancora le campane?

Hanno esaurito il loro compito di scandire il tempo con il suono delle ore, per noi che abbiamo orologi precisissimi, che calcolano istanti del giorno e della notte.

Non servono più come riferimento per il viandante, che a sera rischiava di perdersi nelle campagne o nei boschi, e che al loro suono poteva orientarsi verso il convento; per noi, attrezzatissimi ed autosufficienti per i nostri viaggi.

Non servono più per segnalare incendi o temporali imminenti o pericoli pubblici, per noi che abbiamo inventato sirene e sistemi di allarme.

Eppure proprio oggi le campane, proprio perché più inutili, acquistano più senso di prima.

È per i nostri orecchi, carichi di musica e di rumori, ma incapaci spesso di ascolto delle parole e della Parola, che le campane suonano.

È per il nostro correre affannato, è per il nostro tempo, che deve essere sempre produttivo e retribuito, che le campane suonano.

Le campane ci chiamano all’azione apparentemente più inutile: alla preghiera, che apre il nostro povero e ricco tempo all’ Eternità.

Proprio perché oggi non siamo meno viandanti dei pellegrini del medioevo, le campane continuano a suonare.

Per chiederci, e dirci: dove stai andando? Che cosa stai facendo della tua vita?

(da una Riflessione di Don Giuseppe Locatelli)