Duomo Reggio Emilia

duomo - campane e campanili

La Cattedrale di Reggio Emilia dedicata a Santa Maria Assunta sita nel pieno centro storico in Piazza Prampolini,è un complesso architettonico di impianto romanico che nei secoli ha subito varie ricostruzioni e modifiche.

I primi documenti che attestano l’esistenza della Cattedrale risalgono alla metà del IX secolo, tuttavia essa già doveva sorgere nel 451, anno in cui il vescovo di Reggio Favenzio partecipò ad un sinodo a Milano. Ma è a partire dal X sec. che la Chiesa di Santa Maria viene ricostruita e ampliata nell’attuale posizione grazie alla concessione al Vescovo Pietro dell’Imperatore Ludovico III dopo le incursioni degli Ungari.

A partire dal ‘500  l’intera fabbriceria subisce le maggiori trasformazioni raggiungendo le attuali dimensioni con la ricostruzione delle absidi.

La parte esterna volta alla piazza doveva avere il lustro che si addiceva a quel cambiamento.  A metà Cinquecento, 1544, i canonici deliberano la realizzazione di una nuova facciata,che doveva rivestire quella romanica ornata di un grandioso affresco bizantineggiante con Cristo.

Nel 1570 quando è già realizzato il primo livello,il cantiere viene affidato al veronese Bernardino Brugnoli che alla sua morte torna in mano al Clemente. I lavori si interrompono definitivamente alla fine del XVI secolo, lasciando la facciata rinascimentale incompleta.

E si presenta cosi come oggi la vediamo. La parte superiore, romanica, priva del suo affresco staccato negli anni 60 per ragioni conservative ora  nel Museo Diocesano. La parte inferiore; marmorea, arricchita da nicchie con le statue di quattro santi (Grisante, Venerio, Daria e Gioconda) protettori della città opere dei Del Clemente e Bottega,e il portale maggiore sormontato dalle possenti statue a opera nel 1557 dello Spani, raffiguranti  Adamo ed Eva.

Nel 1599 l’architetto senese Cosimo Pugliani modificò sensibilmente gli interni, inglobò infatti l’antica struttura romanica in una dorica.L’architettura dell’interno viene completata nel seicento con la costruzione della cupola, opera del sacerdote reggiano Paolo Messori e delle volte a botte delle navate (1778) realizzate dall’architetto Giuseppe Barlaam Vergnani.

Sono numerose le opere d’arte custodite e le cappelle con dipinti di rilievo;

Cappella Brami con una pala d’altare di Jacopo Palma il Giovane, Cappella Toschi su progetto di Girolamo Rainaldi con dipinti di Giuseppe Cesari d. Il Cavalier d’Arpino e di Cristoforo Roncalli d. Il Pomarancio, Cappella Rangone con il monumentale sepolcro del Vescovo Ugo Rangone opera di Prospero Sogari d. Il Clemente, Altare Maggiore con una pala d’altare (Assunta) opera di Federico Zuccari, Cappella Fiordibelli con dipinto opera di Giovan Francesco Barbieri detto il Guercino

Sono inoltre presenti opere di Carlo Bononi, Francesco Vellani, Sebastiano Vercellesi e Orazio Talami. Nei recenti restauri sono state ritrovate tracce di affreschi tre-quattrocenteschi in varie zone della navata e della cripta. In particolare nella Cappella del Santissimo Sacramento sono stati rinvenuti affreschi degli anni ’30 del cinquecento, opera del pittore reggiano Giovanni Giarola, allievo del Correggio.Gli affreschi della cupola sono di Francesco Fontanesi (1779).

Della prima  Torre campanaria si sa solo che crollo nel 1227 e nel 1268 sotto il Vescovo Guido da Fogliano si decise per la costruzione di un tiburio ottagonale sotto progetto del  Malaguri che venne eretto nel 1269. Divenne cosi questo la nuova torre campanaria e a causa di terremoti successivi  venne abbassato all’altezza attuale. Nel 1522 venne collocata sul tiburio l’enorme statua in rame a sbalzo della Madonna col Bambino, opera di Bartolomeo Spani

 

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Basilica di San Prospero

san propero - campane e campanili

Secondo la tradizione san Prospero, vescovo di Reggio Emilia nel V secolo, protesse la città dalle scorribande degli Unni di Attila invocando la nebbia: gli invasori ignorarono così il centro abitativo.  Lo stesso fatto nelle stesse dinamiche accadde anche a Modena con San Giminiano.

Nel 997 il vescovo Teuzone fece costruire la chiesa di san Prospero consacrata da Gregorio V. La Basilica venne demolita nel 1514 essendo ormai in rovina e venne ricostruita su progetto di Luca Corti e Matteo Fiorentino. Nel 1543 furono completate le cappelle minori e la “nuova” Basilica fu consacrata. La facciata della Basilica risale a metà del Settecento ad opera di G.B. Cattani. I sei leoni frontali alla facciata dovevano avere la funzione di sostenere sei colonne per costruire il portico davanti alle tre porte della basilica. Le sculture sono attribuite a Gaspare Bigi e posizionate nel 1504 da Girolamo Patroneri. Nel 1535 furono tolti e posti nella vicina casa del Patroneri probabilmente perché ostacolavano i lavori alla torre e furono riposizionati nel 1550.

Nel 1526 iniziò la demolizione della vecchia torre campanaria già indebolita da fulmini e crolli parziali. Essa fu ricostruita dal 1535 al 1572 sotto la direzione degli architetti reggiani Leonardo, Alberto e Roberto Pacchioni, su disegno realizzato precedentemente da Cristoforo Ricci e Giulio Romano. Da progetto iniziale la torre doveva essere composta da quattro ordini architettonici: dorico, ionico, corinzio, composito (quest’ultimo non venne mai realizzato). È ragionevole pensare che a partire dal 1526 le campane vennero provvisoriamente poste sotto una tettoia adiacente alla Collegiata in attesa della salita sulla nuova torre. Già prima del 1572, anno di chiusura definitiva del cantiere, il concerto di campane contava non meno di quattro unità fusorie: ciò diede il via alla nascita della scuola e della tradizione reggiana proprio dappresso agli esuberanti bronzi del Duomo e di San Prospero, e non altrove. Con l’avvento del XVII secolo la cura delle campane passò attraverso diversi fonditori locali che rifusero le campane danneggiate e arricchirono il corredo di bronzi. Fra questi si ricordano Bartolomeo Bolla – proveniente da una dinastia di ottonai e fabbri da metà del ‘500 – Giorgio Petrucci – fonditore itinerante attivo fra Umbria e Toscana – e il più noto Giuseppe Ruffini attivo in tutto il Nord Italia. Intorno al 1782 la cella campanaria contava nove bronzi prodotti da mani diverse in diverse epoche con un risultato disarmonico. Nel 1796 vennero affidati i lavori di armonizzazione del concerto alla fonderia Riatti, residente a poca distanza da Porta Castello nei sobborghi di Reggio che in poco tempo aveva conquistato la supremazia in tutto il ducato Estense. I Riatti, che mirarono principalmente alla qualità sonora, rifusero i nove bronzi ed ottennero i cinque attuali di pregevole fattura.

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Tempio della Beata Vergine della Ghiara

ghiara-campane e camplanili

Il nome Ghiara deriva dal fatto che su corso Garibaldi passava in epoca medievale l’antico letto del fiume Crostolo che fu deviatai margini della città.

Questa chiesa fu costruita grazie alle offerte dei fedeli a seguito di un miracolo legato ad una immagine della Vergine che sorgeva nella zona. L’edificio attuale ha sostituito una costruzione più semplice eretta dai frati serviti ai quali sin dal 1313 apparteneva il luogo. Un’immagine della Madonna, dipinta sul muro dell’orto dei religiosi, fu riprodotta in carta da Lelio Orsi (1569) e ridipinta da Giovanni de’ Bianchi detto il Bertone (1573) e nel 1596 traslata in una cappelletta. Le cronache dell’epoca riportano la leggenda di un sordomuto, un certo Marchino da Castelnovo Monti, che avrebbe avuto l’uso della parola a seguito di un miracolo della vergine. Un monumento marmoreo esterno, a sinistra di chi osserva la facciata, indica il luogo preciso dove era l’immagine.

In breve tempo il luogo divenne meta di pellegrinaggio e, grazie alle offerte dei fedeli, si decise di edificare un nuovo tempio che potesse contenere il dipinto legato al miracolo. Fu fatta richiesta al duca Alfonso II d’Este di far progettare ai suoi architetti un modello per il nuovo edificio. Ne furono realizzati tre: uno da Giovan Battista Aleotti di Argenta, uno da Cosimo Pagliani di Siena e un terzo da Alessandro Balbo di Ferrara che venne approvato dal duca.

La prima pietra dell’edificio venne collocata il 6 giugno del 1597 dal vescovo Claudio Rangone alla presenza del duca e della duchessa Margherita Gonzaga, demolendo parte del precedente convento e della chiesa dei servi. La direzione dei lavori venne affidata a Francesco Pacchioni, architetto e scultore reggiano. Il nuovo architetto sarà anche il progettista della cupola e l’ideatore degli stucchi interni. Nel 1619 la chiesa era già a buon termine e il 12 maggio venne consacrata.

 

Nel 1631 la Fabbrica della Ghiara chiese al Duca Gonzaga l’introduzione del bronzo e del metallo occorrente alla fusione di due campane che furono commissionato al fonditore reggiano Bartolomeo Bolla. Questi nel 1632 fuse la campana maggiore, la terza e la quarta. La seconda campana, la Fornara, così chiamata perchè donata nel 1627 dai fornai di Reggio, era la decana del campanile. Essa subì una incrinatura e nel 1659 venne rifusa ad opera di un certo Filippo Dionigi Lotaringio, fonditore itinerante. Oltre la Fornara, anche la terza campana, dopo un breve servizio quindicenne, venne rifusa da Bartolomeo Bolla, suo primo fonditore.

La quarta campana dovette essere rifusa nel 1735 dalla fonderia Riatti di Reggio Emilia che nel 1743 produsse la quinta campana. Quest’ultima, purtroppo, venne rifusa nel 1924 dalla fonderia Capanni.

Nel corso dei secoli rimase quindi incolume agli eventi soltanto la campana maggiore che da quasi quattro secoli continua a scandire le ore della comunità reggiana.

 

Nei documenti dell’archivio del Tempio è possibile trovare i nomi degli ultimi campanari che prestarono servizio: alla morte di Domenico Benedetti nel 1801 successe Carlo Montrucoli (calzolaio) e dopo di lui, nel 1812, venne nominato il figlio Luigi Montrucoli. Pietro Davoli (calzolaio) venne nominato il 3 agosto del 1854 a cui fece seguito nel 1894 il fabbro Paolo Menozzi. Si hanno notizie fino al 1921 con l’elezione di Pietro Ferretti, guardia e campanaro del Tempio.

 

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